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Folklore
L'Opra dei Pupi L'Opra dei Pupi è un aspetto della tradizione e della cultura siciliane, anche se oggi è purtroppo relegato a evento prettamente folkloristico. Una sorta di salvaguardia di questo patrimonio è il Museo Internazionale della Marionetta di Palermo che raccoglie tremila pezzi tra pupi, marionette e ombre sceniche, molte dei quali rappresentano l'Opra dei Pupi palermitana e catanese. Ancor più rilevante è il lavoro svolto dai discendenti di alcune celebri dinastie di "Pupari". Infatti un bravo Puparo non è solo esser un bravo artigiano, ma anche un bravo attore poichè deve animare i Pupi e dar loro voce. Tant'è che grandi attori siciliani provengono da famiglie di pupari come Giovanni Grasso e Angelo Musco. Tra le più celebri famiglie siciliane di Pupari si ricordano quella dei Crimi (Gaetano Crimi - catanese - è uno dei maggiori esponenti dell'Opra dei Pupi siciliana), dei Grasso (catanese), degli Insanguine (trapiantata in Sicilia) e dei Greco (fondatori dell'Opra dei Pupi palermitana) Accanto ai nomi di questi grandi maestri Pupari si ricorda il catanese Giuseppe Chiesa, un impresario-puparo che iniziò la sua attività con il giovanissimo Angelo Musco animando i Pupari al Teatro Machiavelli. Rivale del precedente è senz'altro Pasqualino Amico da ricordare per la sua estrema abilità nel costruire e manovrare i Pupi e nel dar loro una voce inconfondibile ed indimenticabile.
Storicamente l'Opra dei Pupi (come rappresentazione degli scontri medievali tra i Cavalieri e i Mori) nasce attorno alla seconda metà del 1800, quando le marionette cavalleresche dalle quali i Pupi derivano incontrarono il favore del pubblico ed iniziarono a rappresentare la sete di giustizia di una intera classe sociale e che si diffuse anche grazie ai "Cantàri" (i cantastorie). Nell'Opra dei Pupi vengono esaltati alti codici di comportamento dalle antiche origini che hanno interessato il popolo siciliano, come la cavalleria, il senso dell'onore, la lotta per la giustizia e la fede, gli intrecci amorosi e la brama di primeggiare. Tra le principali tematiche dell'Opra è che quella della trattazione di soggetti cavallereschi tratti dalla Chansons de Geste e dal romanzo arturiano. Dalla prima deriva il Ciclo Caroligio (che va dalla morte di Pipino il Breve a quella dell'Imperatore Carlo Magno). Il Ciclo di Carlo Magno, poi, prevede una ulteriore suddivisione:
Questo ciclo, insieme a La storia dell'Imperatore Trabazio e Il Guerin Meschino, sono tra i più rappresentati in Sicilia. Inoltre l'Opra si è contaminata di tematiche che hanno avuto una rilevanza locale. Nel catanese due eccellenti artisti Don Raffaele
Trombetta e Sebastiano Zappalà diedero vita ad esempio alla rappresentazione delle vicende di Don Giovanni Francesco
Paceco duca di Uzeda, viceré di Sicilia verso la fine del 1600. Un ulteriore tema presente nell'Opra siciliana è quello dei banditi. Molto spesso compare il ladrone, il cattivo di turno destinato in origine ad attirarsi le antipatie del pubblico e di esser rappresentato come un personaggio sporco, dalla faccia poco aggraziata ed atto solamente alle azioni più spregevoli come rapinare i malcapitati viandanti che malauguratamente incappano nella sua strada. Dopo il 1860 la rappresentazione di tale personaggio cambia: Rinaldo, ad esempio, rappresenta il prototipo dell'uomo forte che ha il coraggio di opporsi allo schema sociale e politico costituito, come nel Rinaldo Furioso di Vincenzo Di Maria. Qui il bandito perde la sua accezione negativa e assume il ruolo di rivendicatore di giustizia rappresentando le aspettative egalitarie ed il desiderio di liberazione delle masse.
Ulteriore particolarità di questa forma teatrale è sempre stata l'estremo coinvolgimento del pubblico nelle storie narrate, evento che spesso si è tramutato in una sorta di identificazione tra spettatore ed eroe. Questo forte legame era favorito anche dallo svolgimento naturale dello stesso spettacolo: il seguire le "Storie dei Paladini", ad esempio, richiede partecipazione di alcuni mesi visto che gli spettacoli hanno tale durata. Ciò favorisce anche la nascita del senso di appartenenza ad un gruppo, una sorta di trasmissione dei saperi legata agli spettacoli effettuati visto che essi danno spunti per le conversazioni ed i commenti degli spettatori. Il pubblico spesso interviene non solo a parole, ma testimonia le proprie antipatie nei confronti di alcuni personaggi poco graditi lanciando contro di essi oggetti vari e, più in generale, attraverso i commenti dialettali che essi davano durante l'intervallo. Specialmente agli inizi, questa forma di intrattenimento era seguita in special modo da ragazzi ed uomini del ceto popolare. Il seguire con assiduità tutto il ciclo delle rappresentazioni legate alla "Storia dei Paladini" permetteva a tal pubblico di entrare in confidenza con un mondo nuovo e straordinario che diventava anche argomento di conversazione, un mondo che in tal modo è reso più umano, cioè alla portata di tutti e col quale è possibile confrontarsi.
I Pupi siciliani hanno subito un certo cambiamento strutturale e delle profonde innovazioni. Tra queste si può ricordare l'introduzione di un fil di ferro nel braccio per poter controllare il movimento di estrazione della spada. Un'altra evoluzione nella struttura del Pupo fu dettata dalla necessità di aumentarne la resistenza durante il combattimento che impose di costruire l'armatura con la latta. La struttura interna del Pupo è invece realizzata con il legno. Tale struttura prevede, inoltre, che la mano destra sia parzialmente chiusa in modo da poter tenere la spada mentre l'altra è aperta in modo da potervi legare lo scudo. Per la testa del Pupo si può utilizzare il legno o la creta. Mentre in passato tale compito era affidato ad esperti artigiani, col passare del tempo è stato lo stesso Puparo ad occuparsi di tale compito che svolge grazie anche all'ausilio di calchi in piombo. Anche la realizzazione del palcoscenico dell'Opra prevede una elaborata preparazione. Esso è coperto da vari teloni (una prima tela dai colori vivaci che contiene anche il simbolo della Sicilia, la Trinacria, il sipario raffigurante scene di battaglia dietro il quale si ha, poi, il pannone maestro). Alle quinte può esser applicato il "fondino", cioè il siparietto, una particolarità del teatro dei pupi palermitano. La struttura prevede, inoltre, otto quinte ed una pedana.
Il Pupo palermitano raggiunge un'altezza massima di novanta centimetri e non pesa più di quindici chili. Proprio a queste sue non eccessive dimensioni, esso ha una grossa mobilità. Quello catanese, al contrario, ha una struttura più ingombrante visto che è alto circa un metro e quaranta e pesa intorno ai trentacinque chili, quindi risulta più pesante e meno manovrabile. Un ulteriore tipo di Pupo siciliano è quello della città di Acireale da ricordare come una variante di quella catanese ma con le dimensioni un pò più ridotte. Entrambi i tipi di Pupo, comunque, sono manovrati da un ferro posto nella testa ed un altro posto nella mano destra e con l'aiuto di alcuni fili ausiliari come quello utilizzato per muovere il braccio sinistro. A Palermo si ha il maggior numero di Pupi e Pupari, ma Catania ha una maggiore "anzianità" e fantasia per quanto riguarda i teatrini.
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